lunedì 1 aprile 2013

Sparlando di...... #1

Ben ritrovati Pulcini miei. Oggi c'è sempre Sparlando di... ma ci saranno delle variazioni.

Inizialmente questa rubrica è nata per dare libero sfogo alla cattiveria che c'è dentro di noi. Nel corso dei mesi però, mi sono resa conto che un pò per fortuna e un pò per sfortuna mia, non ci sono così tanti libri da Smontare e che comunque non ci si può limitare ad un solo libro alla settimana. Insomma, parlare per mesi e mesi dello stesso libro può piacere la prima volta ma dopo..... Così ogni settimana, la nostra carissima Veronica, ci parlerà del libro che starà leggendo. Bello o brutto che sia, ci parlerà del fortunato!(o sfortunato..) Uno sguardo nella lettura settimanale... ^^

Bueno! Possiamo riprendere, no?? :D

Warm bodies di Marion Isaac
"R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con..."

Sparliamo un pò... “Sono morto, ma non è poi così male”: questo ci dice il protagonista all’inizio del primo capitolo.
Lui è morto, è uno zombie.
Non ricorda il suo nome, forse inizia per R ma non ne è sicuro; la morte è stata clemente con lui, rispetto agli altri lui ha solo la pelle grigia, cerchi neri sotto gli occhi e un cattivo odore.
È ancora un giovincello, solo ai primi stadi di decomposizione...(vi lascio immaginare come possano essere i suoi compagni di sventura) un ragazzo splendido, non c’è che dire, una bellezza che mozza il fiato (o forse è il cattivo odore), un affascinante Brad Pitt nella versione “Vento di passioni, 100 anni dopo”.
Ad ogni modo sì, avete capito bene, ce ne sono altri. Sono tanti e vivono in un aeroporto abbandonato, formando questa bizzarra comunità di individui che non hanno memoria alcuna della loro precedente esistenza, né interesse per il mondo esterno o per gli altri componenti del gruppo, né tantomeno interesse per il tempo che scorre.
Loro sono lì, semplicemente esistono, e passano le loro giornate a barcollare e ad emettere lamenti.
Ogni tanto, quando il generatore dell’aeroporto riprende vita, R si diverte (per quanto si possa divertire uno zombie) a salire e scendere sulle scale mobili. Non sa neanche perché sia così attratto da questo meccanismo; magari, penso io, perché si muove comunque più veloce di lui?
Ad un certo punto arriva la fame e il nostro amico si muove, insieme ad altri suoi compari, in una lenta e barcollante marcia verso la città.
Deve essere successo qualcosa di veramente orribile laggiù, perché a prima vista pare che non ci sia traccia di anima viva: le strade sono deserte e le case sono abbandonate. Ma i nostri putrefatti amici hanno l’olfatto fino e lo sentono subito, l’odore della Vita.
Ed ecco che si precipitano tutti all’interno di un fatiscente edificio, nel quale trovano degli esseri umani armati e terrorizzati, tra i pochi sopravvissuti a chissà quale apocalisse. I Vivi però non hanno scampo e si trasformano presto in corroborante cibo (almeno per il momento).
Ad un certo punto il racconto subisce un’accelerata degna di una monoposto da Formula 1. Avete presente quando guardate il Gran Premio e le auto vi passano tutte davanti nel giro di trenta secondi in qualsiasi inquadratura vi proponga la regia?
Ecco, la stessa cosa succede a questo punto del racconto…R ritorna all’aeroporto insieme agli altri portando cibo per quelli che non sono andati a caccia; lo vediamo poi su un tapis roulant durante una delle botte di vita del generatore; durante questo suo “movimento” vede una femmina, tenta un mugugnante approccio e i due si prendono per mano; lei lo porta nella loro cattedrale (uno strano spazio ricavato con delle scale mobili sistemate in circolo) e i due si sposano; il giorno dopo vengono affidati loro due “figli”.
Dico…va bene che il tempo per gli zombie non ha senso, ma la storia raccontata così non ha senso per noi lettori!!
Sei morto, ma non è così male? Se lo dici tu, R…


Veronica

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