venerdì 2 maggio 2014

La principessa Peonia - 1°parte

Molti anni or sono, a Gamogun, nella provincia di Omi, c’era un castello chiamato Adzuchi-no-shiro. Era uno splendido e antico edificio, circondato da mura e da un fossato pieno di fiori di loto. Il signore feudale era un uomo molto ricco e valoroso, e si chiamava Naizen-no-jo. Non aveva figli maschi, ma aveva una bella figlia di diciotto anni che (non si sa bene perché) aveva il titolo di principessa.
Per un lungo periodo in quelle terre aveva regnato la pace e la tranquillità; i suoi governanti erano in ottimi rapporti tra loro, e tutti erano felici. Stando così le cose, Naizen-no-jo pensò che fosse il momento buono per trovare un marito alla figlia, la principessa Aya, e qualche tempo dopo scelse il secondo figlio del signore di Ako, della provincia di Harima. Entrambi i padri furono soddisfatti, e non restava che concordare gli ultimi dettagli con i due ragazzi. Il figlio di Ako aveva visto la sposa e gli era piaciuta.
La principessa Aya, a sua volta, aveva deciso di provare ad amarlo e, anche se non lo aveva mai visto, pensava a lui e ne parlava.
Una sera la principessa, mentre stava passeggiando al chiaro di luna nello splendido giardino insieme alla sua dama di compagnia, attraversò il suo prato di peonie preferito e si diresse al laghetto in cui amava osservare il proprio riflesso nelle notti di luna piena, ascoltare le rane e guardare le lucciole.
Mentre si avvicinava al laghetto, un piede le scivolò, e sarebbe caduta nell’acqua se un giovane non fosse apparso come per incanto e non l’avesse trattenuta. Non appena fu di nuovo saldamente in piedi, il giovane scomparve.
La dama di compagnia l’aveva vista scivolare e aveva visto un luccichio, nient’altro. Ma la principessa Aya aveva visto molto di più: aveva visto il giovane più bello che potesse immaginare.
«Ventun’anni», raccontò a O Sadayo San, l’ancella favorita, «dev’essere stato... un samurai o un nobile di altissimo rango. Aveva il vestito ricamato con le mie peonie preferite, e la spada era tempestata di pietre preziose. Ah, se si fosse trattenuto ancora qualche istante, in modo che potessi ringraziarlo per avermi salvato dall’acqua. Chi può essere? E come ha fatto a entrare nel giardino senza essere visto dalle guardie?»
Così diceva la principessa all’ancella, raccomandandosi di non farne parola con nessuno, nel timore che il padre potesse venirlo a sapere, trovasse il giovane e lo facesse mettere a morte per punirlo dell’oltraggio.
Dopo quella sera la principessa Aya si ammalò. Non riusciva più a mangiare né a dormire, e diventò sempre più pallida. Il giorno del matrimonio con il giovane figlio di Ako arrivò e passò senza che la cerimonia avesse luogo: la principessa era troppo malata. Da Kyoto erano stati fatti venire i migliori medici della capitale, ma nessuno di loro fu in grado di fare qualcosa, e la ragazza diventava ogni giorno più esile.
Come estrema risorsa il padre, Naizen-no-jo, fece chiamare l’ancella che era in più stretta confidenza e amicizia con la figlia, O Sadayo, e le chiese se poteva fornire un motivo per la misteriosa malattia della principessa. Forse aveva un amante segreto? Oppure nutriva una particolare avversione per il promesso sposo?
«Mio signore», disse O Sadayo, «non amo rivelare i segreti, ma in questo caso ritengo sia mio dovere farlo per il bene della figlia di vostra signoria. Circa tre settimane fa, in una notte di luna piena, stavamo passeggiando nel campo di peonie e ci stavamo dirigendo verso quel laghetto presso cui la principessa ama trattenersi. Lei inciampò ed era sul punto di cadere in acqua, quando è successa una cosa strana. Improvvisamente un bellissimo giovane samurai è apparso e l’ha sorretta, evitando così che cadesse in acqua. Io ho potuto vedere solo un luccichio, ma vostra figlia lo ha visto molto bene. Prima che potesse ringraziarlo, era scomparso. Nessuna di noi due riesce a capire come sia stato possibile per un uomo penetrare nel giardino della principessa, perché i cancelli del palazzo sono sorvegliati da ogni lato, e il giardino della principessa è il luogo più sorvegliato, tanto che sembra veramente incredibile che un uomo possa entrarvi. Mi è stato imposto di non dire nulla per paura dell’ira di vostra signoria, ma è dopo quella sera, mio signore, che la nostra beneamata principessa Aya si è ammalata. È malata d’amore. È perdutamente innamorata del giovane samurai che ha visto solo per quel breve istante. Davvero, mio signore, non aveva mai visto prima un uomo così bello in tutto il mondo, e se non riusciamo a trovarlo, ho paura che la principessa morirà».
«Come può un uomo entrare nella mia proprietà?» si chiese Naizen-no-jo. «La gente afferma che volpi e tassi a volte assumono l’aspetto di uomini, ma anche così quegli esseri soprannaturali non potrebbero entrare nei terreni che circondano il mio castello, con tutti gli ingressi strettamente sorvegliati».
Quella sera la povera principessa era più infelice che mai. Nella speranza di risollevarle un poco il morale, le ancelle mandarono a chiamare un famoso suonatore di biwa di nome Yashaskita Kengyo. 


---CONTINUA--- al prossimo venerdì

1 commento:

  1. Me l'ero perso questo post >_<
    Oh, meno male che esistono le favole che fanno sognare...aspetto di leggere la continua ^.^

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