venerdì 10 ottobre 2014

Maruf il calzolaio 2°

[...] Il giorno seguente, quando il re e il visir convocarono la principessa Dunia e le chiesero di fare il suo rapporto, la risposta fu: "Padre rispettato e onorato visir, stavo per affrontare l'argomento con Maruf, mio sposo, la notte scorsa, quando è accaduta una cosa strana". "Che cosa?", esclamarono i due uomini all'unisono.
"Dieci mamelucchi, vestiti sontuosamente, si sono presentati alla finestra del palazzo, latori di una lettera del capo carovana di Maruf. La lettera spiegava il motivo del ritardo della carovana: era stata attaccata da una banda di beduini. Su cinquecento guardie, cinquanta erano state uccise e duecento carichi di cammelli erano stati sequestrati". 
"E che ha detto Maruf?". "Non ha detto gran che. Per lui, duecento carichi di cammelli e cinquanta vite umane non sono nulla! In ogni caso, è partito immediatamente, e al galoppo, per andare incontro alla carovana e condurla personalmente fino a noi".
In tal modo la principessa guadagnava tempo. Maruf, dal canto suo, galoppò senza tregua e senza sapere dove andava, finché si imbatté in un contadino che stava arando un fazzoletto di terra. Lo salutò e il contadino gli disse, dal profondo del cuore: "Accetta di essere mio ospite, grande schiavo di sua maestà reale. Ti porterò del cibo e mangeremo insieme". 
Il contadino si allontanò rapidamente e Maruf, toccato dalla sua gentilezza e desideroso a sua volta di aiutarlo, decise di continuare ad arare il campo. Aveva appena scavato qualche solco, quando l'aratro urtò contro una pietra. Rimossa la pietra, si accorse che nascondeva dei gradini che scendevano sottoterra. Maruf scese la scala e si ritrovò in un'immensa sala piena di innumerevoli tesori.
In una teca di cristallo brillava un anello. Lo prese e se lo strofinò sul vestito: una strana apparizione si materializzò all'istante e si rivolse a lui: "Eccomi, sono tuo servitore, mio signore!". 
Maruf scoprì che questo Ginn si chiamava 'il padre della felicità", che era uno dei più potenti capi dei Ginn e che il tesoro era appartenuto al re Shaddad, figlio di Aad. D 'padre della felicità" era ora lo schiavo di Maruf,
Il calzolaio ordinò che il tesoro fosse riportato in superficie. Poi lo fece caricare su cammelli, muli e cavalli che il Ginn aveva materializzato. Grazie al potere di altri Ginn che erano al servizio del 'padre della felicità", vennero alla luce anche molte altre merci preziose, e ben presto la carovana fu pronta a partire. Quando il contadino tomo con un po' d'orzo e di legumi e vide Maruf in mezzo a tutti quei tesori, credette di essere in presenza di un re. Maruf gli diede un po' di oro e gli raccomandò di chiedere in seguito una ricompensa maggiore. Accettando l'ospitalità del contadino, si limitò a mangiare i legumi e l'orzo. 
Maruf mandò avanti i Ginn (che avevano assunto le sembianze di uomini e di animali) e quando questi raggiunsero la città del rè, suo suocero, questi si arrabbiò molto col visir per aver insinuato che Maruf era solo un miserabile. Quando le giunse la notizia che una splendida carovana era alle porte del palazzo e che apparteneva al suo sposo, la principessa non seppe che pensare. Sospettò che Maruf le avesse mentito per mettere alla prova la sua lealtà.
Ali, l'amico di Maruf, dal canto suo suppose che quella straordinaria carovana fosse opera della principessa, che aveva sicuramente concepito qualche stratagemma per salvare la reputazione e la vita di suo marito. I mercanti che avevano prestato denaro a Maruf e si erano meravigliati della generosità con la quale lo aveva subito prodigato, furono ancora più stupefatti di fronte alla quantità di oro, gioielli e regali di ogni sorta che ora stava distribuendo ai poveri e ai bisognosi.
Il visir, tuttavia, era ancora sospettoso. Disse al re che non si era mai visto a memoria d'uomo un mercante comportarsi in quel modo, e gli propose di tendergli una trappola. Con uno stratagemma lo attirò in un giardino, dove lo inebriò talmente di vino e di musica che l'ebbrezza sciolse la lingua di Maruf, il quale confessò la verità. Il visir prese quindi l'anello magico, senza che Maruf opponesse la benché minima resistenza. Poi fece apparire il Ginn e gli ordinò di far sparire Maruf nel luogo più remoto del deserto. Mentre lo insultava per aver rivelato il prezioso segreto, il Ginn fu ben felice di afferrare Maruf e di lanciarlo nel deserto di Hadramut. Poi il visir ordinò al Ginn di catturare il re, suo padrone, e di lanciarlo nel deserto insieme a Maruf. Poi s'impadronì del potere e provò anche a sedurre la principessa.
Quest'ultima, tuttavia, quando il visir le si avvicinò, s'impadronì dell'anello che questi portava al dito, lo strofinò e ordinò al Ginn di incatenare il ministro. Nel giro di un'ora, il Ginn riportò il re e Maruf a palazzo. Il visir fu condannato a morte per alto tradimento e Maruf prese il suo posto come primo ministro. Dopodiché vissero tutti felici e contenti. Alla morte del re, Maruf gli succedette sul trono. Ora aveva un figlio. La principessa conservò l'anello. Poi si ammalò e affidò il bambino e l'anello a Maruf. Morì pregandolo di vegliare su entrambi.
Non molto tempo dopo, mentre si trovava a letto, il re Maruf si svegliò di soprassalto. Al suo fianco vide una donna che non era altro che la sua prima sposa, l'orrenda Fatima, che era stata trasportata lì per magia. Costei gli spiegò ciò che le era accaduto. 
Dopo che Maruf era sparito, la donna si era pentita e si era messa a mendicare. La sua vita era diventata sempre più dura e ben presto si era ritrovata nella miseria più nera. Una notte, sdraiata a terra cercando di dormire, aveva chiamato aiuto dal più profondo della sua disperazione; un Ginn le era apparso e le aveva raccontato le avventure di Maruf da quando l'aveva lasciata. La donna aveva chiesto di essere condotta a Uditiva e così fu, trasportata alla velocità della luce.
Ora la donna era molto contrita e Maruf accettò di riprenderla come moglie. L'avvertì, tuttavia, che ormai egli era un re e che possedeva un anello magico il cui servitore era il grande Ginn 'padre della felicità". Fatima lo ringraziò umilmente e prese il suo posto come regina. Tuttavia, odiava il piccolo principe.
Ora, ogni sera, Maruf si sfilava l'anello magico dal dito. Fatima se ne accorse e una notte penetrò nella stanza del re per impossessarsene. Il fanciullo, tuttavia, l'aveva seguita e quando la vide rubare l'anello, spaventato all'idea che lei potesse usare questo nuovo potere, sguainò la spada e trafisse la strega.
E fu così che Fatima la falsa trovò la strada della tomba nel luogo stesso della sua maggior gloria. Maruf chiamò quindi accanto a sé l'onesto contadino che era stato lo strumento della sua salvezza e lo nominò primo ministro. Ne sposò la figlia e vissero tutti nella felicità e nella prosperità.

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