martedì 29 dicembre 2015

We talk together #14

Titolo: Fahryon – Parte prima de Il Suono Sacro di Arjiam
Autore: Daniela Lojarro
Pagine: 290 
Prezzo: € 0.99 
Genere: Fantasy classico
Trama: Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini. 




INTERVISTA A DANIELA LOJARRO

Buongiorno Daniela. Come prima cosa, parlaci un po’ di te.
Sono una donna appassionata e passionale. Ho la possibilità di svolgere le attività che amo: sono cantante lirica (soprano), musico-terapista e da un po’ anche scrittrice. La carriera del cantante lirico non è facile e ho trovato scogli sulla mia strada da superare di tutte le dimensioni: ho lavorato sodo per raggiungere gli obiettivi che desideravo ma ho sempre avuto l’appoggio della mia famiglia e di mio marito che mi hanno sostenuto nelle mie scelte. Coltivo la passione per la musica non solo classica o opera ma anche metal rock), la lettura (leggo romanzi storici, fantasy classici, saggi di archeologia o cosmogonia o di storia medioevale, adoro i romanzi francesi dell’Ottocento, m’interesso di esoterismo e culti misterici dell’antichità), i viaggi, la cucina (tra un capitolo e l’altro o tra un gorgheggio e l’altro o tra una seduta di terapia e l’altra sforno torte, pizze, lasagne …). Amo le passeggiate nel bosco: sono nata a Torino ma non ho mai abitato in città e anche a Zurigo, dove abito da quando mi sono sposata, ho il bosco vicino a casa e posso andarci in qualsiasi momento per rilassarmi, per pensare al canto, alla scrittura o alla terapia per un cliente. Adoro il mare e le passeggiate nelle pinete o in riva al mare o sulla scogliera per riempirmi gli occhi di luce, colori e odori. Da bambina sognavo di poter fare “da grande” la turista: in un certo qual modo ho realizzato quel sogno perché la mia attività professionale mi ha portato da Seoul a Berlino, da Miami a Londra e così via. Girare il mondo come turisti è più rilassante ma rimanere in una città alcuni di mesi ed essere a contatto con la realtà lavorativa, culturale o sociale di un luogo o semplicemente disbrigarsi  per fare la spesa in un negozio dove parlano solo afrikaans arricchisce in maniera più profonda. S’impara anche il valore della solitudine o del sorriso del custode del teatro che ti aiuta a tornare a casa all’una di notte dopo la recita quando tutti sono andati via e si è soli e stanchi. L’uomo può essere, come vediamo in questi giorni, di una crudeltà contro i suoi simili senza confronto alcuno con altre specie esistenti sulla Terra ma anche grandioso quando tende la mano o ti abbraccia. Forse è il nostro mistero più grande.

So che hai studiato per cantare e suonare... Da dove ti nasce questa passione?
Sono nata in una famiglia “musicale” e ho ascoltato musica fin da prima di nascere: mio padre era un grande appassionato di opera e musica classica; mia madre è diplomata in canto e pianoforte. Ho iniziato per gioco imitando gli allievi di mia madre o i dischi che si sentivano in casa o la radio. A cinque anni, ascoltando la Turandot di G. Puccini (l’opera da cui è tratta l’aria “Nessun dorma” resa celebre da Luciano Pavarotti), decisi che sarei diventata cantante lirica. La mia decisione è stata per fortuna sostenuta dal dono della voce senza il quale non avrei potuto realizzare nulla. Pur seguitando gli studi classici, ho iniziato lo studio del pianoforte e poi del canto prima a Torino e poi all’Accademia Verdiana sotto la guida di Carlo Bergonzi, celebre tenore e poi insegnante di canto. Dopo aver vinto due concorsi internazionali di canto a 22 anni ho debuttato nel ruolo di Gilda del Rigoletto di G. Verdi e la mia carriera è decollata abbastanza rapidamente a livello internazionale e alcuni brani che ho inciso sono entrati a far parte di colonne sonore di film celebri: Zeffirelli Toscanini; Harron I shot Andy Warhol; Scorsese The departed. Questa è una delle sfaccettature della mia passione per la musica. Nel corso degli anni l’amore per il canto e la musica si è arricchito di altri aspetti, estendendo l’ambito dei miei interessi all’onda vibratoria che noi misuriamo in herz e a cui diamo il nome di “suono”. Intendo dire che ho approfondito, e continuo a farlo, tutti gli aspetti legati al suono: quello fisico (fondamentali gli studi del fisico tedesco del XVIII° sec. Ernst Chladni sugli effetti del suono sulla materia, branchia della scienza che si chiama cimatica, ripresi e ampliati nel XX° sec. dallo svizzero Hans Jenny); quello neurologico/biologico (l’importanza dei giusti stimoli acustici per nutrire il nostro cervello, per creare nuove sinapsi, per sostenere la mielinizzazione del sistema nervoso nei bambini: i nomi in questo campo sono innumerevoli, Oliver Sachs, oppure  il biologo-ricercatore italiano Carlo Ventura che ha scoperto il “suono” del DNA subito ribattezzato il suono della vita); quello mitologico e filosofico (Pitagora per le relazioni tra suono, matematica e geometria; le numerose tradizioni che in tutto il mondo fin dagli albori dell’umanità attribuiscono al potere del Suono la creazione dell’universo come le Upanishad, il mito egiziano del dio Thot, o la tradizione cristiana dal vangelo di S. Giovanni). Tutti questi aspetti sono confluiti in qualche modo nel racconto formandone la struttura. Infatti, questo Suono di Arjiam è il principio creatore che vibra permeando e dando vita a ogni forma vivente; è sacro perché non è mai stato emesso ma È. Essendo il Motore Primo ho deciso di sganciarmi da qualsiasi parola legata a un concetto logico e ho scelto Suono proprio per trasmettere l’idea di un “qualcosa” che è ancora più in alto della musica stessa creata dall’uomo.

Parlami della musica-terapia. Devo ammettere che io mi fermo alla base principale del "ascolto musica per scaricare la tensione" e non credo sia questo il caso...!
Non è affatto sbagliato il tuo pensiero “ascoltare musica per distendersi”: semplicemente in terapia lo si fa a un livello più profondo senza il quale non si potrebbe proseguire con la fase attiva della terapia. Infatti, io pratico una precisa musico-terapia, che si chiama audio fonologia. Che è una rieducazione audio-vocale. Lavoro con bambini o con adulti che hanno problemi di sviluppo della lingua o problemi di comunicazione: dalla dislessia alla leggera perdita di udito o concentrazione (per vari motivi anche e spesso psicologici come depressione o iperattività per esempio). Questi problemi creano difficoltà a inserirsi a scuola o a stare in mezzo alle persone. Il punto centrale della rieducazione è la differenza tra sentire e ascoltare: sentire è un atto passivo visto che non possiamo chiudere le orecchie; invece, ascoltare è un atto attivo. Ascolta significa scegliere un “suono” fra quelli che ci circondano e inviarlo al cervello per memorizzarlo prima e poi per decodificarlo quando si presenta di nuovo. Questa è la base dello sviluppo della lingua e della comunicazione, legato, nella fase dello sviluppo del bambino, anche al movimento e alla coordinazione degli arti e successivamente alla coordinazione del movimento e del pensiero (ascoltare, pensare e scrivere; oppure leggere e comprendere). Quindi in terapia cerco di sviluppare e armonizzare questi aspetti, che si dovrebbero compiere dalla nascita al momento della scolarizzazione in maniera naturale, come se si trattasse di un “corso intensivo”: esercizi di coordinazione e respiro; fase della lallazione con vocali e consonanti, poi sillabe più complesse fino alle parole e alla struttura di una frase. Mi servo anche del canto, pochi esercizi e semplici, per il ritmo, che c’è in ogni lingua, per le sfumature (piano, forte, mezzo forte ecc …) che allenano l’orecchio anche a quelle della lingua. 
Tutte queste attività avvengono con cuffie, microfono (quando si parla e si canta) e con musica (oppure suoni della natura come pioggia, onde, suoni del bosco) rielaborata per stimolare il cervello con determinate frequenze scelte secondo la psico-acustica: frequenze sotto ai 1000 Herz per stimolare il movimento e la percezione del corpo; frequenze comprese tra i 1000 e i 3000 Herz per stimolare la zona della lingua parlata; frequenze sopra i 3000 Herz per la concentrazione, la creatività e per “ricaricare” il cervello.

Cosa ti ha fatto scattare la voglia di scrivere un libro?
Da bambina scrivevo storie che poi mettevo in scena con le mie amiche oppure che raccontavo ai “grandi”. Anche dopo le prove o le recite, buttavo giù le impressioni elaborate durante la giornata o lo spettacolo, quasi una sorta di terapia: al momento di fare la valigia, però, finiva tutto nel cestino. Il desiderio di scrivere si è incuneato fra l’attività artistica e quella di terapista. Non sono passata dai grandi ruoli del Melodramma italiano all’Audio-fonologia di colpo ma si è trattata di una ricerca interiore: sentivo la necessità, il bisogno di trovare nuove strade per esprimermi. Poi, un forte impatto visivo ed emotivo avuto visitando la Gola del Furlo e un scavo archeologico in corso a Fossombrone nelle Marche ha come liberato l’idea del mondo di Arjiam in cui, senza che me ne accorgessi, sono confluiti reminiscenze di letture, passioni, emozioni, ricordi di anni. Così, la strada romana a picco sul torrente e l’antichissima galleria scavata nella roccia si sono trasformate nella strada e nel portale che mi hanno condotto ad Arjiam dove ho trovato i personaggi in attesa … o in cerca d’autore! Infatti, I personaggi principali si sono manifestati per primi e fin dall’inizio abbastanza chiaramente. Però, prima di buttarmi nelle loro vicende o creato minuziosamente la storia, la società, il tipo di cultura, architettura del mondo in cui si sarebbero trovati ad agire: queste premesse erano necessarie per delineare i personaggi in maniera coerente a quel determinato contesto. Non era nemmeno mia intenzione usare la magia a casaccio o come deus ex machina per cavare d’impaccio i protagonisti e far progredire l’intreccio: la magia di Arjiam è vincolata a precise condizioni e i personaggi, nello scontro tra i due aspetti della magia, quello positivo l’Armonia e quello negativo la Malia, ne sono vincolati. Lo sviluppo delle idee di base mi ha preso, perciò, molto tempo. Poi, ho scritto di getto, lasciando di tanto in tanto “riposare” per riprendere in mano successivamente, completando a strati, ampliando, eliminando, spostando o inserendo nuovi personaggi. Avevo un punto d’inizio fermo e la fine: la strada che ho percorso era in continua evoluzione.



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