giovedì 14 gennaio 2016

Giveaway di "La legge del desiderio" - Estratto

Buongiorno Pulcini! L'altro giorno abbiamo dato inizio a questo Giveaway con le regole e le date (che potrete rivedere QUI) ed oggi, vorrei proporvi un piccolo estratto, giusto per incuriosirvi un pò! 
Siete pronti?

Titolo: La legge del desiderio
Autore: Martin Milk
Pagine: 190
Prezzo: € 13 cartaceo e € 2.99 ebook Amarganta
Trama: In un afoso pomeriggio estivo, il giovane Mario rivela a don Gianni, il suo confessore, le morbose passioni che lo tormentano. Scopre così che il prete condivide il suo stesso segreto e con lui inizierà un percorso dominato dall’erotismo e dal soddisfacimento della lussuria più sfrenata. Don Gianni insegnerà al ragazzo come assecondare brama e dedizione, come lui ha conciliato pulsioni, ministero e vita sociale. Verranno ben presto risucchiati in un vortice perverso alimentato dal desiderio.
Il desiderio è sempre in agguato, pronto a irretire le coscienze e a regalare gioie effimere ma pure è governato dalle sue leggi ed esige un prezzo che tutti devono pagare.



L'Autore
Martin Milk è lo pseudonimo di qualcuno che ha dei motivi ben precisi per mantenere l’anonimato. È sardo e si vanta di appartenere alla categoria bear (ma lui preferisce definirsi un orso italiano), ha più di trent’anni, si ritiene attraente (ma fa finta che non sia vero) e ama i maschi, gli Orsi e i diritti civili. Ha lasciato qua e là qualche traccia nel web, ma del suo passato isolano, delle sue motivazioni e del suo viso, non si conosce nulla. Solo un dettaglio è risaputo: ci si continua a interrogare se i suoi racconti siano solo frutto della sua fantasia, o se davvero quel che dice è stato vissuto in prima persona. Esordisce nel 2012 e pubblica con costanza racconti singoli e raccolte di genere omoerotico. La legge del desiderio è il suo primo romanzo di genere omoerotico. 

La confessione
«Mi rivolgo a lei, padre, perché non so che altro fare.»
Dall'ingresso della chiesa non filtrava nessuna brezza che potesse rabbonire il senso di arsura della sera. Don Gianni era chiuso lì dentro da oltre due ore, come ogni mercoledì aveva ascoltato i peccati delle vedove, degli anziani e di tutti gli altri fedeli. Aveva caldo, corrugò la fronte, concentrandosi sul fitto reticolo che gli offuscava la visuale del giovane dall'altra parte del confessionale.
«Sei nel posto giusto, figliolo.»
Lo aveva riconosciuto.
Si chiamava Mario, da anni cantava nel coro e si prodigava nelle attività collegate alla diocesi. Inusuale per uno della sua età.
Gianni inarcò un sopracciglio
«Che cosa ti turba?»
Mario aveva poco meno di venti anni, era schivo, non aveva cavato nulla dagli studi. Stava ripetendo il quarto anno per la seconda volta pur di fare contenta la madre, un’altra vedova devota e pietra miliare della parrocchia. La donna conduceva l’azienda agricola ereditata dal marito, vi lavoravano Mario e i due figli più grandi.
«Io… temo… io ho peccato, padre.»
Gianni sorrise. Mario era un tipo taciturno, ben proporzionato, dai capelli scuri rigorosamente corti, con gli occhi nascosti dalla montatura degli occhiali. Aveva spezzato più di un cuore tra le giovani del gruppo parrocchiale, ma pareva non essersi mai accorto del suo potenziale.
“Che si sia deciso a sfruttare il suo fascino solo al momento
buono?” Si era chiesto in passato.
«Parla liberamente, figliolo. Dio è qui, ti ascolta. E anche io.» Annuì, sebbene l’altro non potesse vederlo. Si grattò col dito il filo di barba, a mo’ di pizzo, che si era fatto crescere sul mento. Una goccia di sudore gli grondò da una tempia.
«Io… ecco, io …» sbuffò il ragazzo, mentre lui iniziava a spazientirsi, nonostante fosse consapevole che se il giovane faticava a parlarne, allora doveva trattarsi di qualcosa di grosso.
Realmente grosso.
Gianni si mosse appena sullo scranno, accostandosi alla finestra chiusa del confessionale. Il disagio accarezzava con piacere la sua mente. Era la prima volta che si avvicinava tanto a quel ragazzo, per quanto spesso avesse desiderato accorciare quella distanza. Sorrise, l’ombra di Mario si mosse davanti a lui.
«Io faccio molti pensieri impuri, don Gianni. In continuazione, mi eccitano dal giorno alla notte.» Disse, come un fiume in piena.
«È una cosa normale, Mario, non devi…» intervenne il prete. Era piuttosto divertito, ma cercò di mantenere un tono di voce neutro.
«No, padre, no che non lo è.»
«Ti dico di sì, figliolo. Fintanto che non passi all'azione, non significa che non possa succedere, come a tutti gli altri uomini.» Commentò Gianni bonario.
«Io… desidero commettere atti impuri con altri uomini.»
Gianni rimase a bocca aperta, non riuscì a dire nulla. Sentiva solo il cuore impazzito battere con violenza. Non era preparato a raccogliere una confidenza del genere. “Proprio a me?”



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“Ciò che è stato scritto senza passione verrà letto senza piacere”
(Samuel Johnson)

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