venerdì 17 giugno 2016

We know something #86

Titolo: Maledettamente
Autore: Adriana Pitacco
Pagine: 138
Prezzo: € 2.49
Temi trattati: l’affermazione della diversità come valore, la straordinaria forza della liberà e un forte rifiuto per ogni abuso e costrizione
Trama: E’ una voce narrante solitaria quella che decide di raccontare all'eterna compagna che la sta attendendo, la morte, il racconto di Sergio l’unico uomo che riuscì ad amare in grado di farle scoprire le  piramidi dell’esistenza.
E’ la voce di Sandra, malata terminale di cancro, che trasforma gli ultimi giorni che le rimangono da vivere in un fertile racconto che la condurrà al profondo compimento della sua esistenza.
In un’anonima stanza d’ospedale, dopo le inutili visite di amici logorati dall'implacabile scorrere del tempo, prende forma l’affresco della memoria dal momento in cui Sergio, brillante medico psichiatra, decide di lasciare l’Italia per un importante incarico nella prestigiosa clinica di Losanna. Sergio intuisce sin da subito che da quel momento avrebbe dovuto scontrarsi con una degenerata impostazione della psichiatria secondo la quale il compito prioritario del medico consiste nel contenere e annullare il paziente, nell'abolire qualsiasi suo desiderio.
Folgorato dall'urlo lacerante di uomini e donne Sergio percepisce il crescendo del loro dolore mentre la loro lontana quotidianità sta sprofondando in una voragine senza respiro. 
Con l’avanzare dei giorni il giovane psichiatra riesce a confutare ogni idea di questa forviante e idolatrata psichiatria sicuro di poter riportare uomini e donne, finora abbandonati con le loro sofferenze, a una ritrovata vita quotidiana.
Non più quindi una psichiatria del controllo sulla delirante Giovanna, sulla bulimica Margherita, su Charlotte attanagliata dal morso della coscienza per un forte desiderio di incesto, ma un profondo dialogo per comprendere le loro storie, la loro necessità impellente di riprendere le parole per troppo tempo soffocate.
S’inoltra quindi nell'inquieta vegetazione dei loro pensieri, nei loro ricordi chiusi in un profondo oblio, nei loro isterici movimenti, in quel pianto fagocitato dalla tortura di qualche elettroshock d’ultima generazione, mettendo così in discussione le usuali e violente pratiche psichiatriche.
Solo quando Sandra giunge  alla fine del racconto comprende di aver scoperto il fulcro dell’esistenza umana ed è attraverso la sua coraggiosa voce narrante che saluta la vita con un profondo richiamo al valore inestimabile della diversità e alla straordinaria forza della libertà.

Adriana Pitacco vive in un piccolo paese nella provincia di Venezia con due splendidi figli e un adorabile marito.
Insegnante dal 1988, è fermamente convinta che attraverso l’arte l’uomo sia in grado di esprimere la sua anima profonda e vera.
Ha avuto l’inestimabile fortuna di vivere con un padre cantante lirico e , fin dalla tenere età, ha vissuto il mondo dell’arte come un mondo magico e pieno di sorprese.
Ha scritto cinque romanzi, ma solo grazie all'incoraggiamento dei suoi figli, ha deciso di proporre “Maledetta-mente” alla casa editrice Lettere Animate che l’ha accolta tra le sue scritrici.


ESTRATTO
Vidi infierire lo sguardo attento ad adocchiare le misure, il peso, la conformità del volto, l’idea dell’espressione. “Povero stupido!” lo schernii ridendo di gusto mentre mi si asserragliavano attorno dimenticando che esistevo : “La porterà dove la luce ci sarà, ma lì non ci andremo più! Sssh... Zitte… piano e zitte ritorniamo! Lui sceglie la più bella! Ma noi brutte siamo! Vero! Vero!” S’ atteggiarono le deformità dei loro volti; poi le vecchie pazze se ne andarono moltiplicando i loro passi e veloci entrarono nelle loro stanze. Pronto s’avventò sulla nuova preda : ferme rimasero le mie braccia, liquefacendo i movimenti congestionati da cinghie di cuoio.
Mai mi sarei dimenticata di colmare la rabbia, e cogliendo al contrattacco la mossa avversaria, lucido il calcio, si tuffò nel ventre oleoso dell’infermiere. Troppo forte l’indignazione del medico? A nessuna pazza era concesso esercitare così bene i suoi movimenti. Il controllo doveva essere immediato! Sfoderarono le loro forze, mentre sentii il corpo irrigidirsi come un vecchio gambero: indietro sarei ritornata? Lontano me ne sarei andata? Tutto, precisamente tutto, era stato predisposto per l’ennesimo Blitz!
“Mia cara Charlotte, tra breve tempo la pazzia non ti concederà più le sue grazie!” accesa la voce la vidi correre velocissima lampeggiando l’inno della novità; poi scosse più volte il capo mentre i laboriosi movimenti ricontrollavano i cavi che schioccavano dentro la lebbrosa officina.
Stagnante l’acqua, rigido il sangue, tentai di mantenere ferma l’origine della memoria, perché prodigioso il tempo sarebbe ritornato, sicura che i volti della memoria avrebbero continuato a oziare dentro al gioco del giorno e della notte.
Avrei rivisto mamma dentro ai suoi innumerevoli dubbi e papà guastarsi il giorno con il canto inquieto della sua malinconia. Tutto così straordinariamente semplice.
Ma l’officina continuava a reclamare l’esito del nuovo esperimento! L’urlo si soffocò in gola pastoso come il vomito, mentre strani marchingegni fumiganti di odore ferroso si attaccarono sulla testa come sanguisughe.
Leggero lo sguardo nell'istinto della sopravvivenza si richiuse tra i sogni della strada, nascosto tra la luce del giorno, al galoppo, dentro al rosso acceso.
Ricordandosi ancora di me.
“Oggi è diverso! Regoliamo l’afflusso!” suggerì il vecchio medico dal viso crepuscolare “Intensifichiamo, il doppio della potenza!” Fulmineo si girò per guardarmi come si osserva la consistenza di un oggetto. La fetida luce si aprì traboccando la testa nei fulminei attacchi. Senza tempo sentii i sensi annullarsi nel dolore esasperante. Fritto il cervello! Fritta la testa nella luce bollente! Vidi rovi di capelli spezzarsi sotto gli elettrodi. Mi si sradicarono le ossa come pezzi di vecchia artiglieria e rimbombavano al via delle nuove scosse! Interminabile il corpo nel dolore intermittente, lo vidi sbalzare nell'aria e ricadere trafitto dai muscoli che controllavano gli ultimi respiri. Improvvisamente stramazzato a terra non si sollevò più! Mai più sorretto, ora negato, si collocava in una zona che non mi apparteneva: carne flaccida dentro all'odore elettrico, senza più coscienza di vegliare il tempo! Nuovo elettroshock! Così lo chiamavano.
Sparse le voci mi chiamarono : “Dov'ero? Chi mi chiamava?
Rimarrà almeno il sogno?”

Si svegliò di soprassalto Sergio; nel breve tempo del sonno Charlotte aveva scelto di andarsene dove il tempo dimenticava di ricordare.
S’affrescò il ritratto,
naturale, selvaggiamente vivo, aderiva perfettamente alla volontà di esistere.
“Buona volontà a tutto… dottore…
Semplice questione di tempo... io ci sarò!”

Accese le luci Jonathan, fiutò il tenue movimento della luce: troppo pallida, poco consanguinea con l’ultimo esperimento. Follia elettrica? Cura polarizzata in un programma di controllo mentale perché solo un trauma di uguale intensità avrebbe riordinato menti vaghe e poco studiate. Rilesse l’ultima cartella : Shock elettrico –donna dall'età anagrafica conforme a quella fisica - esperimento non riuscito.

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