lunedì 10 luglio 2017

12ª Tappa Blogtour "Armonia di Pietragrigia" di Angelica Elisa Moranelli | Piuma di Corvo: una leggenda di Flavoria


Titolo: La Compagnia della Triste Ventura
Autore: Angelica Elisa Moranelli
Pagine: 320
Prezzo: € 12.48
La magia si nasconde nei luoghi
più impensabili...
Perfino a Prugnasecca, la Capitale della Noia Mortale dove Armonia, quattordici anni, vive e si annoia, c’è un passaggio che conduce in un regno lontano e misterioso: Flavoria, il luogo più magico del mondo. Ma anche i luoghi magici hanno le loro ombre: sulle tracce di Armonia ci sono Zanna Avvelenata, una bestia demoniaca, e il Grigio, l’inquietante ammiraglio della flotta di Oturia, il regno che sorge al di là dei Confini del Mondo, dove il sanguinario Imperatore-Fantasma diventa sempre più forte.
Cosa vogliono da lei?
E perché tutti la chiamano Fanciulla-Guerriero?
Tra vascelli pirata volanti, fattucchiere, spade magiche, ladri affascinanti, chimere e nuovi e strambi amici, Armonia dovrà affrontare il nemico più grande: il suo oscuro passato.
Titolo: I ribelli di Almamara
Autore: Angelica Elisa Moranelli
Pagine: 434
Prezzo: € 16.90
É trascorso un anno da quando Armonia ha scoperto di essere la Fanciulla-Guerriero e di appartenere al mitico regno di Flavoria; da allora, però, non ha avuto più notizie di Arkanus, il mago che si prende cura di lei da quando sono morti i suoi genitori, di Altair, il suo maestro e cavaliere della Spada-Rubino e di Evan, il giovane che aspira a diventare cavaliere di Pietragrigia. Cosa sta succedendo?
Perché Armonia sogna fattucchiere e demoni?
E chi è stato imprigionato a Lungargine, la capitale di Almamara, nel Regno del Sud?
Il Male trama nell'ombra e questa volta servirà tutto il coraggio del mondo, per affrontarlo.
Titolo: L'Esercito degli Spietati
Autore: Angelica Elisa Moranelli
Pagine: 384
Prezzo: € 14.56
“Flavoria nacque da un’esplosione. Alcune schegge del vecchio mondo si solidificarono e divennero bruna terra, altre si volatilizzarono e divennero aria pura, altre ancora si liquefecero e divennero oceani e fiumi e, infine, una parte prese fuoco: alcune schegge infuocate colpirono il cielo e divennero stelle, altre diedero vita all'Antica Stirpe degli Occhidoro.”
L'Esercito degli Spietati ha invaso Flavoria e gli alleati dell'Imperatore-Fantasma sono sempre più numerosi. Riuniti a Matrulonio, i rappresentanti dei popoli di Flavoria osservano con sospetto e curiosità la Fanciulla-Guerriero. Armonia ha sedici anni e un'eredità gravosa: è l'ultimo degli Splendenti, l'Antica Stirpe degli Occhidoro, e l'unica speranza per Flavoria. Ma è pronta a esserlo? Nuovi cavalieri, magiche spade, antiche leggende e giovani amori: mentre il passato emerge dall'oscurità e il suo potere diventa incontrollabile, Armonia dovrà decidere in fretta quale destino seguire. Perché la guerra è iniziata ed è tempo di combattere.
Titolo: Il Regno dell'Imperatore Fantasma
Autore: Angelica Elisa Moranelli
Pagine: 426
Prezzo: € 13.52
La guerra contro Oturia diventa ogni giorno più cruenta e quando arriva perfino nella banale e tranquilla Prugnasecca, Armonia capisce che è venuto il momento di tornare definitivamente a Flavoria, affrontare l'Imperatore-Fantasma e ottenere risposte alle domande che la tormentano da sempre. Chi erano davvero i suoi genitori? Chi sarà il prossimo a tradirla? Potrà l'amore salvarla dall'oscurità?
In un regno devastato dal male, dilaniato dalle battaglie e in cui la speranza sembra ormai morta, Armonia dovrà scegliere con attenzione di chi fidarsi.
La verità ha un volto spaventoso.
Hai il coraggio di accettarlo?

Piuma-di-Corvo, una leggenda di Flavoria

Le fiabe di Flavoria sono piene zeppe di neonati abbandonati alla nascita e trovati, nei casi più fortunati, da buone e materne creature, in quelli meno fortunati, da fattucchiere o monocoli affamati. Questa è la storia di una neonata abbandonata sulla soglia di un tempio dedicato a un dio molto potente e per fortuna non ci sono monocoli affamati o fattucchiere.
La bambina era bellissima, la creatura più bella del Creato. Più bella del Fiore di Acqua che cresce sulle aguzze rocce delle Montagne Azzurrine, più bella del sole di maggio che filtra fra le foglie dei Boschi Infiniti e più bella delle cristalline acque della Baia del Sogno.
Il dio fu a tal punto attirato dalle voci di questa bellezza infinita, che si scomodò dal suo trono celeste e discese dalla sua dimora per vedere da vicino quella piccola meraviglia. Ne fu talmente colpito che ordinò alle sacerdotesse del tempio di tenerla con sé: sarebbe tornato a prenderla quando sarebbe stata abbastanza grande da diventare sua moglie. A quel tempo gli dei non si ponevano il problema di chiedere il parere delle ragazze per sposarle. Forse non se la pongono neanche ora una questione simile, ma è da molto tempo che gli dei non si fanno più vedere a Flavoria ed è difficile appurarlo.
Comunque, osservando la bimba, il dio disse che le avrebbe dato salute, fortuna e una bellezza ancora più sfolgorante e divina di quella che Madre Natura le aveva concesso alla nascita. La bambina fu chiamata Piuma-di-corvo dal colore dei suoi capelli, ch’era in assoluto la cosa più bella che avesse.
Il dio era un esteta, e infatti le sacerdotesse del suo Tempio erano scelte per la loro avvenenza. Non c’erano nel Regno ragazze più belle e Piuma-di-corvo, crescendo, divenne talmente superiore a tutte che avrebbe potuto essere scambiata per ninfa: aveva la pelle candida, gli occhi chiari e trasparenti come le gelide acque di un fiume, lunghi capelli neri come ossidiana e un corpo sottile e flessuoso. 
Non le era mai stato nascosto che, un giorno, il dio del tempio sarebbe venuto a prenderla per sposarla e la ragazza ne era orgogliosa, anche se, essendo molto modesta, credeva di non esserne degna.
A volte Piuma-di-Corvo si ritirava in solitudine nel bosco sacro a cantare e la sua voce meravigliosa da lì giungeva fino al dio che, commosso, era tentato ogni volta di correre da lei e gettarsi ai suoi piedi, come avrebbe fatto un comune mortale.
Ma il Destino, che adora mettere i bastoni fra le ruote a chiunque e non si piega neanche davanti a un dio, era in agguato: un giorno, un giovane cavaliere si ritrovò nei pressi del bosco, proprio mentre Piuma-di-corvo intonava il suo canto più malinconico.
Guidato, come in un sogno, dalla melodia, il cavaliere s'inoltrò nel bosco e quando i suoi occhi si posarono su Piuma-di-Corvo, il suo cuore impazzì: il cavaliere perse l'uso della parola e le mani gli tremavano tanto che se in quel momento avesse dovuto combattere per la sua vita si sarebbe di certo affettato un piede.
Piuma-di-corvo continuò a cantare per un po’, finché non s’accorse della presenza dello sconosciuto che la guardava in estasi, la spada legata alla cintola e l’armatura che scintillava nell’intreccio di sole e vento.
La ragazza, che non aveva mai visto un uomo, né tanto meno un cavaliere armato di tutto punto, urlò e scappò via. Il giovane le corse dietro (un'idea non del tutto felice, soprattutto se sei armato fino ai denti) e, raggiuntala, si gettò ai suoi piedi.
«Ti imploro,» gemette. «Continua a cantare o uccidimi, perché non posso più vivere senza la tua voce.»
Il cavaliere era giovane e melodrammatico, ma le sue parole fecero breccia nel cuore di Piuma-di-Corvo che, dopo diverse preghiere e rassicurazioni e ottenuta la promessa di abbandonare lontano spada e armatura, accettò di sedersi nuovamente nella radura e permise al giovane di starla a sentire.
Le ore di luce si consumarono rapidamente, lasciando il posto alla notte e la ragazza si alzò per andare via alla campana del crepuscolo.
Il giovane cavaliere, allora, le chiese di poterla rivedere.
Piuma-di-Corvo non sapeva perché aveva iniziato a provare quello strano batticuore, non sapeva perché le mancava il respiro, non sapeva perché arrossiva stupidamente ogni volta che lui parlava e non sapeva soprattutto che stava per tradire il suo promesso e divino sposo quando disse al cavaliere che sì, potevano senz'altro rivedersi.
Da quel giorno, Piuma-di-corvo ogni sera chiese il permesso alla vecchia sacerdotessa di potersi recare al bosco sacro. La brava donna era convinta che la ragazza andasse lì per pregare il dio e rivolgere a lui le sue canzoni, pronta a sposarlo non appena lui avesse voluto.
Invece, ogni sera, il giovane cavaliere si presentava senza spada e senza armatura per ascoltare la ragazza cantare. All'inizio sedettero sotto la quercia antica, separati da una grande distanza, poi si avvicinarono, tanto da potersi quasi sfiorare le mani e alla fine sedettero l'uno accanto all'altro, con le mani intrecciate e le labbra unite.
Piuma-di-Corvo smise di cantare per il dio, dimenticò di pregarlo e si concentrò unicamente sull'oggetto dei suoi desideri. Il bosco divenne silenzioso per tutti, tranne che per i due innamorati, che lo riempivano con i loro sussurri.
Quando un giorno vi innamorerete anche voi, ricordate sempre una cosa: si diventa molto coraggiosi e molto sconsiderati, quando si ama. Il coraggio è sempre una buona cosa, ma la sconsideratezza può essere molto pericolosa.
Piuma-di-Corvo fu molto sconsiderata quando smise di cantare per il suo dio, perché costui trascorreva le giornate alla sua divina finestra ascoltando la sua voce piena di amore e sognando il giorno in cui sarebbe andato a prenderla sulla terra.
Quando non udì più le preghiere e le canzoni della sua amata, il dio decise di anticipare il suo viaggio sulla terra, preoccupato all'idea che Piuma-di-Corvo fosse ammalata o peggio.
Così, quando giunse al boschetto e vide che non solo la sua amata godeva di ottima salute, ma era in ottima salute anche il giovane e bellissimo cavaliere che la stava baciando con passione, il dio fu assalito dall'ira più funesta.
Il cielo divenne livido, un lampo squarciò l’aria e finalmente la giovane coppia riprese fiato e si accorse dell'uomo barbuto con gli occhi fiammeggianti di rabbia che era comparso nel boschetto, davanti a loro. Il dio, come ogni divinità che si rispetti, era bellissimo e potente, ma ai ragazzi apparve brutto come la morte e assetato di sangue.
Solo in quel momento, Piuma-di-Corvo si ricordò che era promessa sposa a un altro.
«Quindi è così che mi ripaghi per averti accolta, amata e protetta, sciagurata?» tuonò il dio.
Piuma-di-corvo avrebbe potuto obiettare che accogliere, amare e proteggere una sventurata era fra i doveri di un dio, ma sposarlo era un altro paio di maniche, solo che in quel momento era così terrorizzata che non trovò nulla di meglio da fare che gettarsi ai suoi piedi implorando pietà.
«Uccidi me, prendi il mio cuore perché è il mio cuore che si rifiuta di rinunciare a lui!» gridò.
Il giovane cavaliere, disarmato e scioccato di essersi ritrovato in una storia di tradimenti che coinvolgeva addirittura un dio, non riusciva a sopportare l'idea di veder morire la persona che amava più della sua vita.
«Risparmiala, Mio Signore, ti imploro. Prendi il mio cuore, perché se prendi il suo, io morirò comunque.»
All'inizio il dio ebbe voglia di accontentarli e ucciderli entrambi, ma poi, visto che era un dio e, in fondo, aveva fatto una specie di giuramento su Misericordia e Giustizia, sospirò. Che colpa ne avevano, quei ragazzi, se si erano innamorati?
Era stata colpa del cuore, quel muscolo inutile e seccante, di cui qualche suo collega con un dubbio senso dell'umorismo aveva dotato i mortali.
Lui, che era un dio, non aveva un cuore, anche se, da quando aveva visto per la prima volta Piuma-di-Corvo, aveva avuto l'impressione di sentirlo battere nel suo divino petto.
«Molto bene,» disse. «Alzati in piedi, ragazza, torna da colui che ami e andate via insieme, sani e salvi. Io non ho un cuore da offrire alla Morte, non sono degno di contrastare un amore così coraggioso.»
Piuma-di-Corvo non riusciva a credere ai suoi occhi.
«Mi perdoni, allora?»
«Per il bosco sacro, certo che no!» tuonò il dio facendola sobbalzare. «Per questo dovete andarvene lontano da qui, così non mi verrà voglia di punirvi! E siate felici e non abbiate preoccupazioni, non vi perseguiterò... a meno che non andiate in giro a vantarvi di aver preso in giro un dio.»
E sarà meglio, aggiunse fra sé e sé il dio, che i miei colleghi divini non sappiano mai che un mortale è stato preferito a me.
Piuma-di-Corvo e il suo cavaliere lasciarono il boschetto e si sposarono di lì a poco, in una terra lontana, sul cocuzzolo di una montagna e cambiarono anche nome, tanto per essere sicuri.
Furono molto felici ed ebbero molti figli e altrettanti nipoti e pronipoti, così si dice.
Il dio rimpiangeva spesso la bellezza di Piuma-di-Corvo e a volte denigrava, fra sé e sé, la sua ingenuità: quella stupida aveva preferito un cuore mortale all'amore di un dio e a una vita eterna. Ma, in fondo, fu sempre orgoglioso di esser stato benevolo e non bigotto, moralista e tirannico come quelle divinità che cercavano sempre di imbucarsi alle sue feste. Diceva spesso a se stesso che quei ragazzi, in fondo, avevano avuto a disposizione una sola vita per essere felici, lui invece aveva l'Eternità e, in qualche modo, se la sarebbe cavata.

2 commenti:

  1. bellissima tappa, dettagliata e piena di riferimenti. questo mondo ormai già mi piace

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  2. Oddio, questa tappa fa tanto "Fiabe di Beda il Bardo", la adoro!!! Voglio il libro delle fiabe di Flavoria! 😍😍

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“Ciò che è stato scritto senza passione verrà letto senza piacere”
(Samuel Johnson)