martedì 20 febbraio 2018

Lo stilista

Titolo: Lo stilista
Autore: Alessandrò Noseda
Pagine: 117
Prezzo: € 13
Uscita: 9 novembre 2015
All'ombra della Mole, Torino trema. Lo Stilista è là fuori, a caccia di giovani donne in sovrappeso da rimodellare a costo della vita, al fine di trasformarle in manichini umani per le sue fantasie malate. Là fuori, tuttavia, c'è anche Laura Bassi, capitano dell'Arma dei Carabinieri, una donna ferita ma mai doma, determinata a fermare lo stilista una volta per tutte cercando, nel frattempo, di rimettere insieme i pezzi della propria vita privata.
Scarabocchio: Lo stilista avrebbe potuto dare molto perché l'idea c'era.

Laura Bassi è una donna forte e tutta d'un pezzo ma anche molto delicata. Scappata da una relazione finita male, si trasferisce a Torino e da subito, la vediamo alle prese con un caso delicato e sfortunatamente, molto veloce. Lo Stilista è una persona intelligente e con grandi conoscenze in campo medico e questo gli permette di esser sempre un passo avanti rispetto a tutti. Un camaleonte votato alla causa della bellezza, infatti il suo scopo è quello di trasformare delle donne scialbe in bambole.
Laura però, con l'aiuto di un ex professore, riuscirà a delineare un piano d'azione che porterà Lo Stilista ad uscire dal suo guscio ma sarà il gesto disperato di una delle sue vittime a dare la svolta decisiva al caso.

Al momento, questa è la prima lettura bocciata del 2018.
So che ogni lettura è un rischio ma la delusione oggi è cocente.

Come dicevo sopra, la base della storia era interessante anche se magari, non particolarmente innovativa. Lo scontro tra Lo Stilista e Laura Bassi poteva essere la scintilla giusta per catturare l'attenzione del lettore ma alla fine, la storia fa acqua da tutte le parti.
Ci sono molti salti temporali che mi hanno lasciata perplessa, sopratutto se devo considerare che ci sono anche passaggi puramente inutili alla storia. ("Laura scappa da una relazione finita in modo difficile e ok dare delle informazioni sul come e cosa ma, entrare nel dettaglio non serve a capire chi sia il colpevole e nemmeno ad empatizzare con lei. Anzi, questo mi porta a sviluppare una certa antipatia nell'immediato futuro perché poi sembra esser troppo facile")
Oscilliamo tra momenti dinamici e momenti meh, dove prima leggiamo di una cena romantica finita nel modo più classico e dopo toh, un'arresto talmente tanto umiliante che se fossi stata il colpevole, mi sarei quasi suicidata per la vergogna.
Quello che però ho mal digerito è il modo cacofonico con cui Noseda racconta tutto.
"L'anatomo patologo"
"mannequin"
"commodus discessus"
"E quando facevano l'amore, lentamente, doucement"
"La capitano"
Ora, non sarò una persona brillante e particolarmente intelligente ma non voglio nemmeno esser costretta a girare con un dizionario per poter capire di che cosa stiamo parlando.
Sono tutte cose corrette, anche se non ci scommetterei su "L'anatomo patologo", ma non di uso comune e se vogliamo sorvolare su "mannequin" che comunque vuol dire manichino e che quindi è pertinente alla storia, non vedo perché qualcuno debba per forza usare parole in altre lingue.

Morale della favola, per me è No.

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