giovedì 1 marzo 2018

Faremo foresta

Titolo: Faremo foresta
Autore: Ilaria Bernardini 
Pagine: 186
Prezzo: € 19
Uscita: 30 gennaio 
Tutto ha inizio nel giorno del disastro. Anna sta piangendo la fine del suo amore: lei e il papà di Nico, il loro bambino di quattro anni, hanno deciso di lasciarsi. Quel giorno Anna incontra per caso Maria, un'amica di sua sorella che non conosce bene. Mentre parlano, Maria comincia a stare molto male. Anna le tiene la mano, la guarda crollare, chiama i soccorsi. Solo dopo l'ambulanza, il ricovero, le telefonate, si scopre che Maria ha avuto un aneurisma cerebrale.
Trascorre una lunga estate di convalescenza e dolore per entrambe. Come si fa a reimparare a uscire di casa e parlare con le persone dopo aver capito quanto vicina è la fine? Come si fa a dire a un bambino che il papà e la mamma non si amano più? La crisi economica ha intanto reso tutti più poveri, le meduse invadono i mari, si annuncia la fine del mondo e pure le piante sul terrazzo della nuova casa di Anna e Nico sono mezze morte. Attorno alle due donne, solo siccità, incertezza e paura. Finché, insieme, cominciano a occuparsi del terrazzo disastrato e, mentre Maria toglie il secco e il morto, pianta nuovi semi e rinvasa, Anna le prepara da mangiare. Così, stagione dopo stagione, la menta diventa verdissima e forte, il limone e il fico danno i frutti e spuntano i girasole. L'oleandro e il glicine s'infittiscono, arrivano le lucertole, le farfalle, e ogni mattina un merlo comincia a visitare Anna e Nico.
Le due donne imparano a prendersi cura delle piante e l'una dell'altra. E proprio come il terrazzo, anche questa storia si fa sempre più rigogliosa, fino a trasformarsi in una foresta, talmente selvaggia da contenere le vicende di tutta l'eccentrica famiglia di Anna e persino quelle della buffa cartomante a cui lei si rivolge in cerca di aiuto.

Mio fratello la domenica mattina ha annunciato che lui e sua moglie aspettavano un figlio. C’era il sole, ci siamo abbracciati. La prima cosa che ho pensato è che forse per via di questo bambino si sarebbero lasciati.
Scarabocchio: Non faccio troppi giri di parole. Per me NO. 
Quando ho visto per la prima volta questo libro, sono rimasta catturata dalla semplicità della copertina e quando mi è stato proposto di leggerlo, per poi incontrare l'Autrice, non ci ho pensato due volte. 

Il mio pensiero negativo, deriva più che altro dall'esposizione dei pensieri di Anna. 
Sono molto confusi, onirici, quasi senza senso. Spesso mi è capitato di pensare che fosse in realtà una bambina e invece, è madre di Nico. 
Intanto guardavo case per lui e trovavamo nei portafogli le nostre fototessere con scritto ti amerò per sempre. Ogni tanto cercavo gli occhi di prima, quelli miei con cui l’avevo guardato e amato e quelli suoi con cui mi aveva amata.
«Ecco, guardi il tuo amore!» gli avrei detto allora.
Se scorrevo le nostre mail nelle notti sbagliate, piangevo. Alcune erano così piene di amore. Altre erano così fitte di tentativi di chiarirsi, di fare pace. Fare pace. Prima fare pace aveva funzionato e ora invece non c’entrava più neanche quello. Quando gli cercavo la casa ogni tanto si arrabbiava e diceva: «Non mi piace vederti così attiva nel cercarmi un posto lontano da voi». Altre volte mi ringraziava.
«Non hai avuto cura di me» gli ho detto spesso.
«Non hai avuto cura di me» mi ha detto spesso anche lui. Sul terrazzo le piante mezze morte mi guardavano e dicevano e adesso nessuno ha cura di noi, ok?
Anna passa per essere l'amica peggiore del mondo, che non va mai a trovare Maria all'ospedale dopo il suo ricovero e, non chiama nemmeno Alessandro mentre è in vacanza con quella che ancora per un pò dovrebbe essere la sua famiglia. Sa di esser manchevole ma nulla la smuove. Eppure, Maria dopo molto tempo è lì, ad aiutarla quando ha bisogno ma se dalla trama il loro rapporto sembrava particolarmente unito, nel libro mi è scivolato addosso lo scorrere del tempo. 
Passato e presente si uniscono in un turbine di concetti, senza ordine particolare e fatto principalmente di domande senza risposte. 

Una delle caratteristiche peggiori di Anna è la sua paura della morte e vi giuro che fa venire l'ansia alle mie ansie. 
In sintesi, per me è NO.

Anche se capisco il concetto di base e per carità, lo condivido. 
Capisco la paura della Morte, capisco il dolore della separazione, capisco la reticenza a parlare di certe cose ad un bambino piccolo. Capisco molte cose ma c'è modo e modo di esporre i propri pensieri. 

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(Samuel Johnson)