martedì 6 marzo 2018

Il pittore fulminato

Titolo: Il pittore fulminato
Autore: César Aira
Pagine: 68
Prezzo: € 16
Uscita: 1 marzo
Johann Moritz Rugendas, noto pittore tedesco ottocentesco, compie un viaggio tra la regione andina e l’Argentina insieme a un altro pittore più giovane, il fidato amico Krause. La natura è rigogliosa e i due pittori europei ne apprezzano la ricchezza e la vivida diversità rispetto ai climi e agli ambienti del Vecchio Mondo. D’altra parte, sono alla mercé di una natura tanto fiorente quanto violenta. Da un lato ci sono gli indios – che i due pittori vogliono ritrarre a tutti i costi – con la loro ferocia primitiva, dall'altro c’è un tempo atmosferico mutevole e spietato… È proprio il tempo, con uno scherzo crudele, a cambiare le sorti del viaggio: un giorno, il pittore viene colpito da un fulmine insieme al suo cavallo. Più morto che vivo, col volto completamente scarnificato, Rugendas non rinuncia al suo sogno: indossa un cappuccio e via, come se nulla fosse successo, si mette all'inseguimento degli indios…
Scarabocchio: Come si fa a dare un'opinione su un libro che parla di una persona realmente esistita? Johann Moritz Rugendas fu un pittore tedesco, celebre per i suoi paesaggi e dipinti a soggetto etnografico realizzati in vari paesi dell'America latina nella prima metà del XIX secolo.
Qui però, parliamo di una storia con particolare al di fuori del comune e sopratutto, coinvolgenti.
Johann venne colpito da ben due fulmini mentre era fuori con il suo cavallo...
Il temporale si manifestò all'improvviso con un grandioso lampo che riempì il cielo intero, tracciando un ferro di cavallo zigzagante. Scese così in basso che il viso sollevato del pittore, irrigidito in un’espressione di stupore idiota, si illuminò tutto di bianco. Credette di avvertirne il sinistro calore sulla pelle, e le pupille gli si contrassero fin quasi a scomparire. Il crollo impossibile del tuono lo avviluppò in milioni di onde. Il cavallo cominciò a girare su se stesso. Non aveva ancora smesso quando un fulmine lo colpì in testa. Come una statua di nichel, l’uomo e l’animale si accesero di elettricità.
L'orrore però, non fu tanto il fulmine che li colpì ma il lascito che lasciò sull'uomo, fatto poi di morfina e dolori improvvisi e indomabili.
L’orrore li fece ammutolire. Il suo volto era una massa tumefatta e sanguinante, con l’osso frontale scoperto e lembi di pelle che gli pendevano sugli occhi. Il naso aquilino, tipico di Augusta, aveva perso la sua forma riconoscibile, e le labbra, spaccate e contratte, lasciavano intravedere l’intera dentatura, miracolosamente intatta.
Neanche la sua nuova condizione lo allontana dal suo desiderio di ritrarre gli Indios. Anche perchè, cosa poteva succedergli di tragico? L'unica cosa che gli restava, era la vita ma a quel punto, aveva vissuto abbastanza e avrebbe coronato il suo desiderio. Quindi, nulla di impossibile.
Dire che rimasero stupefatti nel veder irrompere il pittore mostruoso nel cerchio di luce sarebbe poco.
Ma la fine è una non fine.
L'ultima pagina è solo l'inizio di qualcosa tra l'irreale ed il malato. Qualcosa che lascia in sospeso, che culla ancora per un pò un futuro ricco di cose meravigliose come le opere del pittore mostruoso.
 Se era vero, come dicevano i buddhisti, che tutto ciò che esiste, persino una pietra o una foglia secca o un moscone, era già esistito prima ed esisterà anche dopo, che tutto fa parte di un grande ciclo di rinascite, allora tutto era un uomo, un solo uomo in scala temporale. Un uomo qualsiasi, Buddha o un
mendicante, un dio o uno schiavo.

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