lunedì 17 giugno 2013

Sparlando di...... #8

Buon lunedì pulcini... finalmente posso ricominciare a farvi leggere i pensieri di veronica!

Warm bodies di Marion Isaac

"R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con..."

Sparliamo un pò... Io non so cosa ci fosse nel cervello di Perry, ma il nostro R continua a sentirne gli effetti e a rivivere i ricordi del ragazzo.
Questa volta si rivede all’interno dello stadio, mentre guarda con occhi adoranti la signorina Julie Grigio (non è possibile, sono perseguitata da questo colore!) che bada ai ragazzini, i figli delle persone che sono state “contagiate”. Perry le chiede se non dovrebbero andare fuori dallo stadio e Julie le risponde “la signora Grau direbbe che siamo già fuori…comunque non prima dei dodici anni.”
La signora Grau…di nuovo grigio…possibile che non esistano altri colori in questo mondo?

La domanda principale è però un’altra: perché queste visioni? Perché Perry gli sta facendo vedere queste cose? E’ lo stesso Perry che gli risponde: “non sono pronto a scomparire”.
Neanche R è pronto…

Durante queste visioni i piedi di R continuano a muoversi e il defunto gruppetto raggiunge lo stadio.
Ora il difficile sarà riuscire ad entrare, ma R ha un piano: facendo finta di essere un Vivo inseguito dagli zombie, corre verso i cancelli cercando di mantenere il migliore equilibrio possibile, mentre gli altri fingono di inseguirlo. Una volta varcati i cancelli, i Vivi cercano di uccidere gli zombie ma questi improvvisamente battono in ritirata e confondono le sentinelle abbandonando la loro andatura strascicata ed iniziando a camminare come normali esseri umani.

Approfittando della perplessità generale, R si incammina e si prepara a fare il suo ingresso nel mondo dei Vivi.

Ancora non sono ancora riuscita a capire da cosa R vorrebbe salvare Julie. Da suo padre? Dalla vita rinchiusa tra le mura di uno stadio? Prima o poi lo spiegherà anche a noi?


Sparliamo un pò... R muove i primi passi nel mondo dei Vivi e tutto ciò che lo circonda lo inebria, lo incuriosisce e risveglia in lui dei ricordi che a lungo sono rimasti sopiti…lui si ricorda di questo posto, si ricorda che alcune cose erano diverse, ma non riesce a capire il motivo di questi ricordi: sono i suoi o quelli di qualche persona da cui ha prelevato il cervello?

I Vivi hanno costruito la loro città all’interno dello Stadio, costruendo le loro abitazioni con materiali di scarto ricavati dalle gradinate divelte. Il risultato è una specie di strana bidonville.
Anche qui, come all’aeroporto, si insegna ai giovani come difendersi dagli attacchi “esterni”; in più si insegna loro come sopravvivere e come fare manutenzione all’interno della propria città: chi impara a riparare generatori, chi a pulire fucili, chi a cucire ferite, ecc…

Finalmente R riesce a trovare la casa di Julie e, sentendola chiacchierare con un’altra donna, si apposta nell’ombra e ascolta in attesa di capire cosa fare.
All’improvviso Julie esce sul balcone e, apparentemente parlando con se stessa, lamenta il fatto che suo padre non avesse mostrato questo grande entusiasmo al suo ritorno ma che le avesse semplicemente dato un’amichevole pacca sulla spalla.
Poi confessa che, in fondo, R le manca: “La verità è che mi manca quello stupido… mi manca R! So che è folle. Ma è poi tanto folle? Solo perché è… qualsiasi cosa è? Voglio dire, “zombie” non è solo uno stupido nome che ci siamo inventati per uno stato dell’essere che non capiamo? Cosa c’è in un nome, no?”

Ditemi che l’avete notato anche voi…io sono rimasta un tantino sconcertata da questa improvvisa scoperta, ma le similitudini sono troppe: il discorso al balcone a proposito del nome, due giovani che non possono stare insieme, lei si chiama Julie e l’iniziale del nome di lui è R.
Giulietta e Romeo!! Shakespeare in versione contemporanea e, come se non bastasse, zombie! Non ci potevo credere…

R, come Romeo, ascolta il discorso solitario della sua dolce donzella e poi sbuca fuori dall’ombra chiamando la sua amata.
Julie non crede ai suoi occhi: R è qui!!! Come ha fatto a non farsi uccidere?
Rimanere fuori casa oltre l’orario del coprifuoco è pericoloso, quindi Julie e Nora (la persona con cui Julie stava chiacchierando) fanno entrare R in casa.

“come hai fatto ad entrare nello Stadio?”
“camminando” (il nostro amico non-morto è sempre molto loquace…)

Più tardi, poco prima di dormire, Julie dice a R: “odio questo posto, portami da un’altra parte”
Un suo amico fa il pilota, potrebbe usare la casa di R e portarli dall’altro capo del mondo…R però, nonostante sia felice di questa richiesta, non è del tutto convinto: lui pensa che nascondersi (come i Vivi stanno facendo) e scappare non siano due soluzioni molto diverse, e che la soluzione migliore forse sia tentare di cambiare le cose, tentare di “aggiustare” questo mondo che sta andando alla deriva.
Ok, ma come?
Veronica

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(Samuel Johnson)