venerdì 8 agosto 2014

Ombre

Se c'era una cosa che faceva ridere erano i gattini che quasi si tuffavano nella ciotola piena di latte tiepido con qualche pezzo di pane. Si vede che avevano una fame tremenda, questo pensava Marco, guardando i cinque cuccioli che mangiavano. Li teneva in una vecchia stalla per le vacche, ora utilizzata come una specie di deposito delle cose vecchie. Una pila di ruote della vecchia macchina coprivano un angolo e una catasta di legna ne copriva un altro. Non era un posto molto pulito, ma Marco ci passava molto tempo. Era affezionato ai gattini, era la prima volta che suo papà gli permetteva di poterli tenere tutti. Sua sorella era molto piu contenta di lui, andava pazza per i gattini. Sopratutto quelli che saltavano e giocavano come dei matti. Sentì un miagolio alle sue spalle e riconobbe la gatta. infatti dopo qualche secondo la sua ombra generata dalla lampada al neon posta al centro della stalla si stagliò accanto a lui. Con la coda dell'occhio gli sembrò di intravedere anche un'altra ombra vicina, ma appena guardò meglio si accorse di aver visto male perchè non c'era niente. La gatta lo superò e andò anche lei a mangiare dalla ciotola dei gattini. 
- No!- Disse, spostando la gatta sulla sua ciotola di crocchette. - Lì devi mangiare!- Intimò. La gatta annusò la sua ciotola e obbedì a Marco, cominciando a mangiare. Marco si sedette su una cassetta, guardando la famiglia felina mentre cenava. La sua ombra copriva i gattini adesso. Ancora gli sembrò di intravedere qualcosa vicino alla sua ombra, come se ci fosse qualcuno dietro di lui. Si voltò, ma non vide niente. Stava per riportare lo sguardo sui gattini quando si accorse che qualcuno effettivamente c'era. Vide infatti un cagnolino che non aveva mai visto in fondo alla stanza. Era seduto che lo fissava, con la lingua fuori e ansimava come se avesse appena corso per centinaia di metri. Era un cagnolino bianco, piccolo ancora, un cucciolo. Aveva una macchia sull'occhio. Marco si accigliò. Non se n'era accorto di un cagnolino. Neppure i gatti sembrava che se ne fossero accorti, continuavano a mangiare come se niente fosse. Marco aggrottò la fronte e si girò verso il cagnolino rimanendo seduto. Provò a chiamarlo facendo dei rumori con la bocca, ma il cagnolino non si mosse. Non sembrava che stesse bene, perchè continuava ad ansimare pesantemente. Tuttavia non faceva rumore. Marco sentiva a malapena la gatta che sgranocchiava le crocchette. Marco si alzò, con l'intenzione di raggiungere il cagnolino, quando si accorse che qualcosa non andava. era l'ombra del cagnolino. Il neon era al centro della stanza e il cagnolino in fondo vicino alla parete, ma non c'era nessuna ombra dietro l'animale. Marco pensò di essere preda di un'allucinazione dovuta alla stanchezza. Si stropicciò gli occhi, ma il cagnolino era sempre lì. Non si era mosso di un millimetro e continuava ad ansimare. Marco cominciò ad avere paura. Non gli piaceva per niente il fatto che non c'era nessuna ombra. Si guardò dietro di sè e la sua ombra c'era. Tornò di nuovo a fissare il cagnolino e scoprì che si era girato. Ora gli dava le spalle. Era sempre seduto nella stessa posizione e continuava ad ansimare, ma gli dava le spalle. Stavolta c'era qualcosa di ancora più strano e spaventoso: il cagnolino proiettava una lunga ombra dietro di sé che arrivava fino quasi a metà stanza. Marco restò bloccato a fissare l'ombra impossibile. La cosa gli faceva paura. Cominciò a respirare velocemente e il cuore aumentò i battiti. Non riusciva a muoversi. Il cagnolino continuava a stare impietrito ad ansimare senza fare rumore, con la sua ombra inquietante. Un'ombra che cominciò ad allungarsi verso Marco. Strabuzzò gli occhi e finalmente riuscì a scuotersi dalla paura che lo teneva bloccato. Fece un passo indietro, con gli occhi fissi sull'ombra che sembrava volerlo raggiungere. Inciampò nella cassetta su cui era seduto prima e cadde all'indietro, battendo forte la testa e improvvisamente vide tutto grigio. 
Dopo qualche secondo la vista cominciò a tornare normale. Il grigio sparì piano piano, lasciando il posto al bianco del soffitto. Avvertì un dolore alla testa e capì di essere svenuto non si sa per quanto tempo. Sbattè gli occhi, attendendo che la vista tornasse del tutto normale e si alzò massaggiandosi la testa. Subito volse lo sguardo dove prima c'era il cagnolino misterioso. Ora non c'era più. Guardò i gattini e vide che avevano finito di mangiare e ora dormivano tutti insieme. Doveva aver perso conoscenza per parecchio tempo. Non rimase un secondo di più in quel posto e uscì subito. 
Neanche il tempo di fare tre passi e rieccolo ad una decina di metri da lui nel cortile di casa. La luce della luna non lo illuminava bene, ma riconobbe i contorni del cagnolino. Da come si muoveva ritmicamente capì che ansimava ancora. Anche questa volta il cagnolino misterioso non aveva ombra, ma Marco non restò li a scoprire se spuntava l'ombra o no. Corse a gambe levate in casa sua, lontano dal cagnolino e dalla sua ombra minacciosa.

di Stefano

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