venerdì 21 ottobre 2016

2° Tappa Blogtour "La strega muta. Hania" di Silvana De Mari | Intervista



Titolo: Hania. La strega muta
Autore: Silvana De Mari
Pagine: 256
Prezzo: € 12.50 cartaceo - € 7.99
Trama: Il Regno delle Sette Cime è in subbuglio nel secondo libro della trilogia di "Hania".
È ormai di dominio pubblico che la principessa Haxen abbia protetto Hania, la figlia che l'Oscuro Signore ha concepito nel suo grembo, e che poi, aiutata dal figlio del fabbro, Dartred, sia riuscita a raggiungere la Valle degli Zampilli, dove si trova la fonte dell'Acqua Sacra. 
Certo, Dartred è stato catturato e adesso lo attende la forca per il tradimento di cui si è macchiato. Madre e figlia, però, non sono state ancora trovate e a quanto pare la bambina ha poteri malefici straordinari, oltre ad apparire più grande della sua età.
Ma la verità è ben altra. 

Hania è sì, per metà, figlia dell'Oscuro Signore, ma per l'altra metà è umana e possiede libero arbitrio. Haxen attraverso la narrazione delle storie del Cavaliere di Luce è riuscita a far nascere in lei una coscienza. E alla fine la bambina ha scelto di difendere la madre, nella battaglia contro il Signore Oscuro. 
Il mondo, però, non è pronto per capirlo, e madre e figlia devono ancora nascondersi. Naturalmente non prima di aver liberato Dartred...


Come potete vedere, oggi tocca all'intervista all'Autrice! Questi giorni vogliamo stupirvi con effetti speciali quindi, non perdetevi tutte le puntate :D

Buongiorno Silvana, prima di tutto, grazie per essersi resa disponibile a questo veloce incontro. 
Vorrei incominciare con qualcosa di classico, ovvero... ci parli un pò di lei.
Sono una persona che ha letto Il Signore degli Anelli.
Se quel libro non fosse esistito, non avrei mai scritto fantasy.
In molti manuali di letteratura inglese, incluso anche qualcuno di quelli enormi, quelli che contemplano anche autori minori, veramente minori, francamente minori, assolutamente minori gente che ha scritto non più di venti pagine e ne ha venduto non più di venti copie, ventuno con quella per la propria madre, sorvolano pudicamente su Tolkien, confinato giustappunto nel genere Fantasy, genere minore come null'altro mai, cui nessuno si è mai sognato né mai si sognerà di dare un premio Nobel. Sire Aragorn staziona in questo limbo dei libri mezzo cresciuti insieme a Skrunk, figlio di Skronk, nelle terre del dio Bronk o qualcosa del genere ( Ando Giovanni e Giacomo.)
Eppure Il Signore degli Anelli non è solo un libro di cui esistono più di cento milioni di copie: è il libro che ha modificato l'immaginario collettivo della seconda metà del ventesimo secolo.
Ci sono persone che si sono cucite un vestito con le tende della nonna, si sono fabbricate un’armatura usando lattine appiattite a martellate e hanno fatto finta di essere Gandalf o Aragorn, o Eowyn, la principessa disperata che osa mettere la sua fragilità tra un Nazgul e il suo signore.
Ci sono persone che hanno letto e riletto Il Signore degli Anelli una volta l’anno, e se accettiamo per buona la regola biologica che ogni azione di ogni creatura vivente deve avere come indiscusso scopo l’allontanarsi dal dolore o l’avvicinarsi al piacere, deduciamo che ci sono milioni di persone che traggono una qualche consolazione dal leggere e rileggere di Gandalf, Eowyn, Sam e Frodo.
Ho cominciato a rileggere il Signore degli Anelli mentre stazionavo vicino al letto numero 22 dell’Istituti di Patologia Chirurgica dell’Università di Torino, dove mio padre stava morendo mangiato vivo dal cancro. Ho continuato durante le guardie nel reparto di Chirurgia Toracica del San Luigi Gonzaga, unico chirurgo presente in un ospedale di ottocento persone. Ero appena laureata, e passavo il tempo a sperare che non arrivasse niente che fosse troppo al di sopra delle poche cose che ero certa di sapere e delle pochissime che ero certa di saper fare. Passavo le notti a sperare che nessuno avesse un pneumotorace iperteso, che è l’incubo del chirurgo dilettante, perché va drenato posizionando un tubo nel torace del paziente aprendo con il bisturi tra una costola e l’altra e non c’è il tempo di telefonare a uno più bravo che venga a dare una mano. Lo so che è un po’ stupido, e anche un po’ infantile, ma quando il pneumotorace iperteso è arrivato, era una delle mie prime guardie, e sono riuscita a ficcare il mio tubo dove e come dovevo nei pochissimi minuti che separavano il paziente dalla morte per asfissia e spostamento del mediastino, mi sono sentita sire Aragorn alla battaglia del fosse di Elm.  
L’ ho letto ancora, non tutto, solo Sam e Frodo che si trascinano sul Monte Fato e che continuano a mettere i loro passi uno dopo l’altro, anche se non hanno nessuna possibilità di riuscire, che se sanno che falliranno e che è per questo fallimento che immoleranno la vita, quando avevo paura di aver contratto una pericolosa infezione in gravidanza.

Ho visto che ha studiato per fare il medico ed è stata volontaria in Etiopia. 
Dopo tutto questo, cosa l'ha spinta a voler scrivere un libro?  
Nella mia infanzia ho fatto numerosi trasferimenti. Ogni 3 o 4 anni si cambiava via, scuola, città . Ero sempre l'ultima arrivata, quella che non oscena nessuno. Peraltro a mia volta te devo a non farmi troppo da fare a instaurare amicizie imperiture che si sarebbero infrante dopo qualche mese, fraternità temporanee . I libri erano un amico certo , che ci sarebbe sempre stato . É stato da bambina che ho pensato che anche io volevo essere un raccontatore di storie. 

Quando le viene in mente una storia nuova, prende subito appunti "svolazzanti" o prima preferisce crearsi una base nella sua mente? 
Appunti immediati , o per scritto sull'agenda o a voce sul cellulare. 
Tutto quello che non viene fissato immediatamente si perde.

Cosa vorrebbe trasmettere al lettore? 
Il coraggio, ed è per questo che scrivo fantasy.

Scrive molto per ragazzi e giovani adulti. 
Ha mai pensato di dedicarsi ad un pubblico più maturo? 
Sono uno scrittore "anche" per ragazzi, nel senso che un libro valido per un 12enne è buono anche per un sessantenne mentre non è sempre valido il contrario. Scrivere "per ragazzi" presuppone senso del ritmo, senso dell'umorismo, capacità di credere seriamente a un lieto fine, cioè la capacità di credere nella vita. Comunque ho già  scritto due saggi e un libro di racconti non per ragazzi.

Tra i libri che ha scritto, qual è il suo preferito? 
Sono tutti figli miei.

Com'è nata la storia di Hania?  
È nata dalla leggenda dei bambini scambiati  I bambini affetti da patologie gravi, soprattutto a giudicare dalla descrizione dei sintomi, quelli affetti da cretinismo ipotiroidismo congenito, e quelli affetti da autismo erano considerati figli del demonio, scambiati con i figlio vero  mentre la madre era distratta, oppure da lui concepiti nel ventre di lei. Nel medioevo ed epoche successive si riteneva che un bambino affetto da autismo fosse in realtà scambiato cioè figlio del demonio. Questo atroce incantesimo nel mondo anglosassone è chiamato changeling, e l’ombra è in tutte le fiabe dove esseri malvagi sottraggono alla culla il vero figlio per sostituirlo con un loro emissario. Spesso ci si attaccava a questa idea per disfarsi di un figlio indesiderato, oppure a questa idea si attaccavano i cadetti privi di eredità che accusavano il primogenito con qualche pecca di essere un bastardo scambiato. Martin Lutero sosteneva che i bambini scambiati esistevano, che erano figli del demonio, privi di anima, e che era corretto ucciderlo. Non è un caso che l’eugenetica sia nata in Germania.

Quando ha iniziato a scrivere questa storia, aveva già in mente il finale? 
Oppure ancora ad oggi, le è sconosciuto?
Scrivo sempre l’inizio e poi il finale, e dopo quello che c’è in mezzo. Devo avere estremamente chiaro dove sto andando.

Sta già scrivendo il capitolo finale di Hania? 
Oppure preferisce rilassarsi un pò e vedere i primi commenti del secondo capitolo?
Lo sto già scrivendo.

Ha già in mente una storia nuova?
Ovviamente sì.

Preferisce leggere romanzi o racconti? 
Leggo solo saggistica. 

Prima di lasciare il posto alla tappa successiva, vi lascio il form da completare! Già che ci sono, rispolvero anche le piccole regole da dover seguire ;)

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3 commenti:

  1. grazie per questa tappa e per avermi fatto conoscere meglio questa storia ;)

    RispondiElimina
  2. Bella e interessante intervista!Il fatto che l'autrice abbia l'intento di trasmettere al lettore il coraggio mi affascina e colpisce molto.
    GFC/FB: Chicca Tamburrino
    e-mail: pleadi@inwind.it

    RispondiElimina
  3. Stupenda questa intervista, mi ha colpita tantissimo la risposta alla prima domanda, io adoro questa donna *_____* e spero che non smetta mai di scrivere!

    RispondiElimina

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