giovedì 13 luglio 2017

Il criminale - [ANTEPRIMA]

La stamberga d'inchiostro 〾 Il flauto di pan 〾 Il mondo di sopra 〾 Penna d'oro 〾 Il Bianco e il Nero. Emozioni di una Musa

Titolo: Il criminale
Autore: Massimo Lugli 
Pagine: 352
Prezzo: € 9.90
Uscita: OGGI (13 luglio)
Consiglio Spada, che tutti chiamano "Sbrego", finisce nei guai il giorno stesso in cui si lascia alle spalle l'istituto in cui è cresciuto. Per nulla intenzionato a tornare dalla sua famiglia di giostrai, inizia a condurre una vita randagia. Coinvolto, suo malgrado, in una rapina, è costretto a scappare e, dopo un incontro fortuito in treno, finisce in una comunità hippy nei boschi della Toscana. Impara a cacciare con l'arco e a vivere senza luce, acqua, gas o riscaldamento fino a quando il suo carattere irruento prende il sopravvento e lo obbliga ad abbandonare quel luogo. Arrivato a Genova, entra in un giro di piccola malavita, ma sarà accusato di un delitto che non ha commesso e dovrà scegliere di nuovo la fuga. La sua vita cambia quando incontra Zoe, una ragazza affascinante, imprevedibile e contraddittoria che nasconde un passato inquietante...

Scarabocchio: Sbrego è un ragazzo di strada. Lo è da sempre e non solo grazie alla famiglia gitana (o per colpa).
Lui è uno spirito libero che non conosce altre realtà.
Proprio per questo, una volta uscito dal carcere minorile, non vuole tornare dalla famiglia ma non vuole nemmeno intraprendere una vita fatta di regole e catene. Così riprende il suo viaggio decisamente non programmato, che lo porta lontano, in un posto in cui credeva di non poter vivere ma che dopo nemmeno troppo tempo, gli sta stretta.
Una vita sregolata, pericolosa ma mai noiosa.
Poi, l'arrivo di Zoe.
Un'incontro che segnerà nel profondo le loro anime e forse anche l'autodistruzione delle loro vite. Due spiriti ribelli che si scontrano per destino, che si ameranno fino alla fine.

Consiglio Spada.
Un nome, un programma.
Quando ho iniziato a leggere il libro, non avevo bene le idee chiare sulla storia. Non capivo se il racconto fosse totalmente inventato o meno e ora, che sono arrivata alla fine, continuo a non avere una risposta. Però, viene trattato come la biografia di Consiglio, detto Sbrego.

Trovo sempre difficile dare un'opinione su una storia che parla di "vita vera".
Lo metto tra le virgolette perché ho sempre il dubbio ma continuo a non saper come fare. Da un lato, come viene detto alla fine, la storia è cruda ma a tratti anche umana.
Viene raccontata un realtà che per me non esiste ma che in realtà, c'è.
«Voglio dire che noi non facciamo male a nessuno, Sbrego. Non rubiamo, non tiriamo sole, non picchiamo la gente. Suoniamo e basta. Sono quattro anni che andiamo in giro a suonare per strada e non ci è mai capitato niente di male, lo sai perché?»
«Perché?». In effetti me l’ero chiesto anch'io. È vero che erano sempre in bolletta ma qualcuno avrebbe potuto pestarli a sangue anche solo per la chitarra e il tamburello. O magari per il gusto di farlo. Succedeva di continuo e, invece, quei due sembravano intoccabili.
«Perché siamo in pace e quindi ci lasciano in pace», concluse Manuel al posto di Gió. «La musica ci protegge ma solo fino a quando noi proteggiamo lei. Non la mischiamo con i borseggi, non la usiamo per sfilare i portafogli. Non siamo saltimbanchi, siamo musicisti. Se qualcuno ci dà dei soldi bene, sennò ’sticazzi, suoniamo e cantiamo lo stesso… Tu puoi stare con noi fin quando ti pare, Sbrego, e quando non siamo insieme quello che combini non ci riguarda. Ma se vuoi restare mentre suoniamo, allora tieni le mani a posto o usale per imparare a suonare il tamburello. Altrimenti, ognuno per la sua strada. Sono stato chiaro?».
Lo guardai in cagnesco. All'istituto, se qualcuno m’avesse parlato in quel modo, l’avrei preso a calci nelle palle ma quella volta, stranamente, il discorsetto mi fece vergognare.
Questo è un cammino di cui sappiamo già la fine e non perché tutto inizia con una lettera indirizzata ad una Casa Editrice.
Sappiamo già la fine di Sbrego perché come per ogni cliché, sappiamo che un lupo solitario (e disadattato) come lui, non può fare altro della sua vita.
Ma stavolta non c’erano dubbi su chi sarebbe stato lo sconfitto: l’avvocato poteva anche mettersi a svolazzare in aula per dimostrare i suoi superpoteri ma io ero irrimediabilmente fottuto. E non me ne
fregava un accidente. Quando mi chiamarono per ammanettarmi e portarmi di sopra mi calai la maschera da assassino sulla faccia, inalberai il mio sorrisetto strafottente che mandava in visibilio i giornalisti e giurai a me stesso che nessuno mi avrebbe mai visto vacillare.
Ma fu dura. Durissima.
In sintesi, o forse no, Il Criminale è una lettura piacevole e avvincente.
Una di quelle storie che affascinano con i fatti proibiti ed illegali ma che comunque fanno intravedere una sincerità animalesca. 

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(Samuel Johnson)